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Convento di San Giacomo - Monselice

Convento di San Giacomo - Monselice

Convento di San Giacomo - Monselice

Presentazione

La biblioteca del convento francescano di San Giacomo in Monselice inizia la sua storia nel 1677, con l'ingresso dei frati minori riformati veneti nel complesso monastico, sorto nel 1162 come "hospitale per pellegrini e poveri".
Inizialmente fu affidato a una comunità ospedaliera mista locale, divenuta in seguito monastica, avendo aderito alla congregazione riformista benedettina degli "Albi" di Giovanni Forzatè; la congregazione fu sostituita nel 1420 dal vescovo di Padova Pietro Marcello con i canonici regolari di San Giorgio in Alga, che vi rimasero fino alla soppressione della loro congregazione nel 1668, soppressione voluta da papa Clemente IX (1667-1669) per rinsanguare, almeno in parte, il pubblico erario esausto dalla lunga e dispendiosa guerra che la Repubblica di Venezia stava sostenendo in difesa di Candia contro i Turchi, che la conquisteranno nel 1669.
Il 20 marzo 1677, i frati minori riformati ottennero di entrare in San Giacomo, con il beneplacito e la benedizione del vescovo di Padova, Gregorio Barbarigo. Inizia così la plurisecolare storia della presenza francescana in San Giacomo, interrotta forzatamente dalla soppressione napoleonica del 1810 e da quella dello Stato unitario italiano nel 1866. La biblioteca subirà le stesse sorti imposte dai governi ai frati: espulsi dal convento, portati via tutti i beni artistici mobili, tutti i libri e il materiale archivistico.
"La ricca biblioteca di San Giacomo era già andata dispersa nella prima soppressione [...], nella seconda soppressione esularono da San Giacomo duecento volumi di opere diverse, opere messe assieme nel periodo della ricostruzione [tra il 1840 e il 1866], tra questi: un codice manoscritto del sec. XV De Civitate Dei di sant'Agostino, opera di pregio [donata da don Giuseppe Busonio], otto libri corali, dei quali cinque in pergamena di pregio e con miniature [...] tutti inventariati e consegnati al Municipio di Monselice, che in parte li restituì al nuovo ristabilirsi in San Giacomo dei Francescani [1874]. E' da rimpiangere che dei cinque corali in pergamena solo due ci siano stati restituiti nel 1901 [...]. Altro volumetto prezioso che sparì per sempre dal nostro convento fu un ufficio della Madonna, in pergamena, ornato di finissime miniature, donato al convento di San Giacomo nel 1853 assieme a reliquie e a un quadro, da don Francesco Maggia" (cfr. Meneghini, 1933, 47-48).
Nella sua Cronica, pubblicata nel 1688, il padre Antonio da Venezia annota che undici anni dopo l'ingresso dei frati, la biblioteca di San Giacomo contava già 1.390 volumi. Dato interessante se si tiene conto che gli inizi di una nuova fondazione erano alquanto difficili soprattutto sotto l'aspetto economico, aggravato dal fatto che i frati per l'acquisto del convento dovettero sborsare al proprietario, l'ospedale della Pietà di Venezia, la somma piuttosto elevata di 4.000 ducati.
L'esistenza di un consistente fondo librario già dai primi tempi si spiega con il fatto che i frati giunti a San Giacomo provenivano dal convento di San Carlo di Padova, da dove avevano portato parecchi libri, ma anche con il senso di solidarietà verso i propri confratelli della nuova fondazione da parte di altri conventi che disponevano di ricche biblioteche, come quella di San Bonaventura di Venezia (1603-1810) la cui biblioteca, alla fine del XVII secolo contava quasi seimila volumi ed era considerata tra le più importanti di Venezia.
Il numero dei volumi aumentò nel tempo, sia con acquisti dei frati secondo le esigenze della loro formazione umanistica, religiosa, biblica, filosofico-teologica, giuridica, pastorale e scientifica, in particolare quando nel 1875 San Giacomo divenne luogo di studio e di formazione per la gioventù francescana della Provincia Riformata veneta, sia per il trasferimento a San Giacomo della comunità francescana di San Pietro Viminario e della sua biblioteca (circa cinquecento volumi, compresi i manoscritti liturgici), una volta soppresso il convento, per decreto della Serenissima, nel 1769
Non mancarono generose donazioni sia da parte di ecclesiastici che di benefattori laici. Tra gli ecclesiastici ricordiamo Andrea Porta, rector di Pozzonovo e don Giuseppe Busonio da Monselice le cui donazioni, fra il 1684 e il 1766, fecero raddoppiare il fondo librario della nostra biblioteca, tanto da persuadere i frati a trovare un ambiente più ampio del precedente, divenuto ormai troppo angusto.
In tempi più recenti, rilevanti furono le donazioni di don Francesco Maggia e di monsignor Basilio Mingardo (morto il 3 marzo 1941), e tra i laici quella del prof. Angelo Main (morto il 17 dicembre 1937) e del marchese Buzzacarini.
Storicamente non risulta che prima dell'arrivo dei frati, a San Giacomo esistesse una sala adibita a biblioteca. Infatti, nel contesto dei lavori di restauro eseguiti alla fine del Seicento, i frati, a proprie spese, ricavarono all'interno del convento anche una sala riservata a biblioteca, come ci informa il padre Giusto Mussita (Padova 1733 – Venezia, convento di S. Bonaventura, 1798), bibliotecario a San Giacomo intorno agli anni 1770-1790, soprannominato per la sua vastissima cultura "Bibliotecario ambulante", compilatore, tra il 1770 e il 1793, del catalogo dei volumi esistenti nella biblioteca, fino al 1778 in due volumi manoscritti, in un terzo (del 1793) inserendo i libri omessi nei due precedenti cataloghi e i libri nuovi, circa settecento, dall'anno 1774 fino al 1778. Tutti e tre i volumi sono conservati ora presso la Biblioteca civica di Padova, segnati B.P. 988/1, B.P. 153, B.P. 988/2.
Dai cataloghi del Mussita apprendiamo la provenienza dei libri, la loro consistenza numerica (circa seimila nel 1778), il metodo di catalogazione in otto classi o discipline (come si può vedere ancora in alcune biblioteche conventuali), e in base al formato: in folio, quarto, ottavo, sedicesimo.
Un posto di rilievo era riservato alle opere dei grandi dottori dell'Ordine francescano, specialmente Bonaventura da Bagnoregio e Duns Scoto, seguiti da Antonio di Padova, Ruggero Bacone, Alessandro di Hales, Raimondo Lullo, Guglielmo di Ockham, Nicolò da Lyra, Bernardino da Siena. Giovanni da Capistrano, per elencare solo alcuni dei frati "letterati" che formarono le scuole dei grandi maestri francescani, proposti come esempio mirabile di dialogo fecondo tra la scienza e la santità, proprio come voleva Francesco d'Assisi.
Attualmente la consistenza del fondo libraio, con l'annessione dei molti libri, soprattutto d'arte, dell'arch. frate Angelo Polesello (1929-1999) si aggira sui quindicimila volumi, in buona parte catalogati per autore.
Complessivamente il patrimonio librario anteriore all’anno 1800 consiste in:
· MANOSCRITTI LITURGICI: 19 + 2 a stampa del XVIII secolo
· INCUNABULI: 3
· CINQUECENTINE: 170
· SEICENTINE: 230
· SETTECENTINE: oltre un migliaio
Tra le riviste possedute, merita di essere citata La Civiltà cattolica, completa fin dal primo numero della prima annata.

Fondi catalogati in NBM

Nel catalogo di NBM sono consultabili le descrizioni dei diciannove corali appartenenti al fondo manoscritti.

Bibliografia

G. Mussita, Catalogo dei volumi esistenti nella biblioteca conventuale di San Giacomo, 3 volumi manoscritti 1770-1793, ora presso la Biblioteca civica di Padova, segnatura B.P. 988/1, B.P. 153, B.P. 988/2 (Supplementum)
Antonio da Venezia, Cronica della Riformata Provincia di Sant'Antonio, Venezia 1688, 256
V. Meneghini, San Giacomo di Monselice, Monselice 1933, 47-48 n. 34
La biblioteca del convento di San Giacomo in Monselice, manoscritti, incunaboli, cinquecentine, seicentine, a cura di M.C. Zanardi, Vicenza 2003

Indirizzo

Convento di San Giacomo
via San Giacomo, 17
35043 Monselice (PD)
Tel. 0429 784087

La biblioteca del convento di San Giacomo

[Scarica il volantino con la storia della biblioteca e i contatti - 3,53MB - pdf]

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