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Convento di San Francesco Grande - Padova

Convento di San Francesco Grande - Padova

Convento di San Francesco Grande - Padova

Presentazione

Le origini del convento di San Francesco Grande di Padova risalgono al primo quarto del Quattrocento; il convento assunse l'appellativo di "Grande" alla fine del secolo XVI quando venne ampliato. Al convento erano annessi la chiesa, l'oratorio della confraternita di Santa Maria della Carità e un ospedale di 2700 metri quadrati. Tutto il complesso fu voluto dai coniugi Baldo Bonafari e Sibilla de' Cetto, la cui volontà era di costruire una sede che accogliesse i malati, i poveri, i pellegrini e gli scolari più bisognosi, anche stranieri, fornendo loro cure e assistenza sanitari. L'ospedale divenne il più grande della città e fu la prima sede di insegnamento clinico al mondo dove i pazienti venivano esaminati nel loro letto.
La biblioteca del convento si forma nel secolo XV grazie alle donazioni in denaro e lasciti di libri di materie non solo religiose. In un documento del 1457, Antonia, vedova di Lorenzo Mazuto, ordina che tutti i suoi beni vengano spesi "in libris qui perpetuo stare cum catenis in libraria Sancti Francisci de observantia de Padua". Nella seconda metà del secolo XVI lo Studio del convento era rinomato in tutta la città; agli inizi del secolo XVII vi fu istituito l'Archivio della Provincia francescana.
Nel 1634 il convento divenne Studio generale e illustri personalità ne accrebbero la fama; nel 1761 la cosiddetta biblioteca Carmeli, voluta dal padre Michelangelo Carmeli, raccoglieva 420 manoscritti e numerosi volumi a stampa.
Alla morte di padre Carmeli nel 1766 seguì un periodo di decadenza per i frati minori di Padova, in cui la Repubblica di Venezia mise sotto controllo ogni attività del convento. Nel 1797 le truppe francesi allontanarono i frati occupando il convento trasformandolo in ospedale militare, saccheggiando e distruggendo quasi tutto l'archivio.
Nel 1810 il convento di San Francesco Grande venne soppresso per decreto napoleonico, i beni furono confiscati dal demanio, la chiesa fu resa parrocchiale; sotto gli austriaci nel 1871 i locali del convento divennero magazzino militare. I frati rientrarono in San Francesco nel 1914, prendendo possesso della chiesa e di parte del convento.
Il fondo manoscritto è attualmente conservato quasi integralmente presso la Biblioteca Universitaria di Padova. I manoscritti sono stati identificati sulla base di tre inventari datati 1600, 1639 e 1776. Il primo inventario fu redatto durante la ricognizione effettuata dalla Congregazione dell'indice dei libri proibiti, nella lista della "Libraria in quadam cella" dove vengono citati 193 manoscritti e 13 volumi del convento di Sant'Orsola. Nell’inventario del 1600 viene riportato l'autore, se conosciuto, il titolo della prima opera del volume o una breve indicazione del contenuto per i volumi miscellanei; ogni voce riporta "manu scriptus" tranne in tre casi. Per i volumi a stampa viene riportato il nome dello stampatore, il luogo e l'anno di stampa, se non espressi "sine nomine impressoris", "sine tempore" o "sine loco". Il secondo inventario fu compilato nel 1639 da Giacomo Filippo Tomasini e riporta 128 codici, di cui 17 appartenenti al convento di Sant'Orsola. Egli annota il formato e la materia, in alcuni casi l'incipit e l'explicit, la data presente nel codice e le opere.
Il terzo inventario redatto nel 1776 al tempo di padre Carmeli, elenca 346 manoscritti per i quali sono indicati l’autore, la segnatura (nella forma della lettera "I" seguita dal numero del pluteo, del palchetto e di serie), il contenuto, la data e il nome del copista, l’incipit e l’explicit, il formato, la materia, il numero delle carte o delle pagine. Nel volume di M. Pantarotto La biblioteca manoscritta del convento di San Francesco Grande di Padova si ipotizza che la redazione del terzo inventario sia avventa durante la catalogazione dei libri della Pubblica Libreria promossa nell'ultimo ventennio del secolo XVIII. I responsabili della catalogazione erano due bibliotecari, Simone Stratico e Angelo Antonio Fabbro, come risulta da una lettera che essi scrissero ai Riformatori dichiarando la catalogazione completa nell’anno 1776.
Attualmente la biblioteca conserva 31 manoscritti e un buon numero di volumi a stampa, tra cui sitrovano un incunabolo, 22 cinquecentine, 43 seicentine, 407 settecentine e 14 stampe rare. I corali sono di notevole interesse paleografico e musicale per la presenza della notazione in canto fratto. I più antichi sono della metà del cinquecento, quelli segnati con il numero 9, 14, 15, 17, 18 sono stati vergati per mano di frate Paolo da Motta, lo stesso che copia il corale 9 di San Giacomo di Monselice, mentre quelli segnati 12, 13, 16 sono scritti di mano di frate Zenobio di Firenze.

Per motivi di conservazione e valorizzazione, il fondo manoscritto del Convento di S. Francesco Grande di Padova nel 2010, previo consenso della Direzione Beni Culturali della Regione Veneto, è stato trasferito presso la Biblioteca di San Francesco della Vigna di Venezia.

Bibliografia

M. Pantarotto, La biblioteca manoscritta del convento di San Francesco Grande di Padova, Padova 2003
A. Cracco, Elenco dei manoscritti e delle stampe rare che si conservano nella biblioteca del Convento di S. Francesco Grande di Padova, in "Le Venezie francescane", 28 (1961), 29-41

I manoscritti del Convento sono conservati presso la Biblioteca di San Francesco della Vigna di Venezia

Indirizzo

Convento di San Francesco Grande
Via San Francesco, 118
35121 Padova

Referenti

padre Fabio Longo
Tel. 0429.784087

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