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Biblioteca Lolliniana - Belluno

Biblioteca Lolliniana - Belluno

Biblioteca Lolliniana - Belluno

Presentazione1

La Biblioteca Lolliniana, o più correttamente Biblioteca Capitolare Lolliniana, nasce come luogo di conservazione di manoscritti e documenti di proprietà del Capitolo della Cattedrale, è dunque insieme, almeno in una prima fase, archivio e biblioteca. Ospitata originariamente nella sacrestia della Cattedrale, la biblioteca è menzionata per la prima volta in un atto del 13872. Il numero librario più antico è frutto delle successive donazioni dei canonici, di cui si è parzialmente conservata la documentazione: andrà ricordato almeno il lascito del 1415 ad opera del canonico Leonisio Doglioni, che donò al capitolo nove manoscritti, alcuni dei quali, di grande pregio, si trovano tutt'ora in Lolliniana (vale la pena di segnalare il ms. 37, una splendida Bibblia miniata sfigurata da pesanti mutilazioni: cfr. scheda nr. 35). L'atto di donazione riveste un singolare rilievo perché vi si accenna alla nuova sede della biblioteca e si fissano norme precise per l'accesso e la conservazione: i libri dovevano essere collocati e incatenati in bibliotheca sive libraria, sive libraria de novo edifficata in sacristia nova de catredallis eclexie Belluni; nessun libro doveva uscire dalla biblioteca per alcuna ragione, la custodia era affidata al decano del Capitolo o a persona di fiducia designata dal Capitolo, la consultazione era consentita a chiunque ne facesse richiesta, purché in possesso di opportuni requisiti e comunque sotto la sorveglianza del custode claudatur et apperiatur dicta bibliotheca et libraria vollentibus in ipsis libris legere per deputatum ad hoc ut supra, considerata tamen oppinione et fama, habitu et conditione vollentium legere in ipsis libris, ita et taliter quod dicti libri salvi sint3. Dopo il lascito del Doglioni ulteriori donazioni di minore entità e pregio sono documentate alla metà e alla fine del secolo4.
Nel 1625 il vescovo di Belluno Luigi Lollino decideva di arricchire la Capitolare con una parte della propria vastissima biblioteca, mentre affidava la parte restante, i preziosi codici greci, alla custodia della Biblioteca Apostolica Vaticana5. A ricordo della munifica donazione, il Collegio dei Giuristi bellunesi, designato commissario testamentario, volle erigere una lapide che fu collocata sulla facciata delle case canonicali. Qui trovò posto la nuova sede della biblioteca che accolse dalla sacrestia anche i volumi della Capitolare e assunse il titolo di Lolliniana6. Da questo momento in poi gli atti capitolari non accompagnano più, come in precedenza, la menzione della biblioteca a quella dell'archivio, che rimase depositato nella «libreria vecchia» dove talvolta si svolgevano le sedute del Capitolo7. Il testamento del Lollino istituiva ufficialmente il ruolo di bibliotecario, eletto dal Capitolo con uno stipendio di venti ducati annui e con il compito preciso di «non lassiar estrahere niun libro ma solamente dar commodità a chi lo volesse leggere in libraria»8. Nel testamento non si forniscono ulteriori precisazioni sui potenziali fruitori, è dunque lecito immaginare che la biblioteca non fosse riservata alla consultazione dei soci canonici.
Per il periodo successivo, se da un lato si registra ancora qualche modesto incremento (andrà ricordata almeno la donazione del pievano di Limana Pietro Visomio nel 1651) dall'altro si infittiscono le testimonianze sullo stato di abbandono della raccolta e, di conseguenza, sembra gradatamente crescere la consapevolezza da parte del Capitolo dell'importanza del patrimonio librario9. Un passaggio significativo è costituito dalla pubblicazione nel 1758 del Catalogus manuscriptorum codicum Lollinianae Bellunensis Bibliothecae, redatto dal canonico Lucio Doglioni10. Più rilevante è il riordino di cui si fece carico, ai primi dell'800, il canonico, e futuro vescovo, Luigi Zuppani: nel 1811 lo Zuppani poteva annunziare la conclusione dei lavori con la redazione di un Indice di tutti i volumi; la biblioteca veniva aperta «ad uso pubblico da tenersi in tre giorni di ciascuna settimana, eccettuati i mesi autunnali e i giorni festivi»11
Al 1840 risale il trasferimento della Lolliniana all'attuale sede del Seminario, quale gesto di riconoscenza verso la generosità del papa bellunese Gregorio XVI che del seminario aveva fortemente voluto il rinnovamento e che, con generose donazioni, aveva sostenuto la riapertura e l'arricchimento della sua vecchia biblioteca: entrambi si vollero da allora intitolati al nome del nuovo pontefice12. Il trasferimento fu deliberato a patto che Gregoriana e Lolliniana rimanessero fisicamente separate, separazione che permane ancora oggi. Il passaggio della Lolliniana al Seminario non significò tuttavia un miglioramento delle sue condizioni di conservazione. Negli anni successivi gli atti capitolari lamentarono la pessima collocazione dei libri, in locali umidi e soggetti a frequenti infiltrazioni che provocarono danni e qualche perdita13. Alla fine dell'800 un nuovo inventario redatto dal sacerdote e storico bellunese don Francesco Pellegrini contava solo 59 manoscritti14.
Sottrazioni più rilevanti si verificarono durante l'occupazione austriaca del biennio 1917-1918, frutto della requisizione compiuta dal celebre professor Volkan dell'Università di Vienna, allora ufficiale di stanza a Belluno. Delle molte casse di libri partite per la capitale austriaca solo una parte fece ritorno a guerra finita (secondo la stima della Soprintendenza di allora mancavano all'appello 63 incunaboli, 478 cinquecentine e diverse pergamene d'archivio), per il resto si provvide con un indennizzo. Durante il dopoguerra la Lolliniana attraversò altre due fasi critiche: nel 1927 si avviarono addirittura le pratiche per la vendita, che fortunatamente non ebbero esito; nel 1929 la necessità di spazi per il Seminario spinse il rettore a chiedere l'annessione della biblioteca alla Gregoriana. Anche in questo caso senza successo15.
Dalla lunga teoria di vicende, qui solo accennate, emerge con chiarezza la necessità di ricostruire in modo puntuale la storia del lascito Lolliniano, cercando di individuare le varie fasi di crescita, consolidamento e dispersione che si sono alternate nel corso dei secoli. Allo scopo pare opportuno segnalare come, accanto al già citato inventario Lollino custodito presso l'archivio del Capitolo, nella stessa Lolliniana si conservino altri cinque inventari manoscritti redatti in epoche diverse dal ‘600 all'800: un'edizione rigorosa corredata di indici e tavole delle concordanze, oltre a fornire un quadro statistico più dettagliato sull'effettiva consistenza del patrimonio librario, consentirebbe di precisare la fisionomia dei volumi smarriti e, in tal modo, ne potrebbe facilitare l'individuazione in altre sedi.

Fondi catalogati in NBM

Nessun manoscritto della Biblioteca Lolliniana è ancora stato catalogato in NBM.

1) Testo di P. Pellegrini, tratto da I Manoscritti Medievali delle Province di Belluno e Rovigo, a cura di N. Giové Marchioli e L. Granata, Tavarnuzze, 2010, 5-7.
2) E. Zanetti, Le biblioteche, in Quattrocento anni di vita del seminario di Belluno 1568-1968, Belluno 1970, 241.
3) P. Pellegrini, Per la Biblioteca Lolliniana di Belluno: i libri del decano Leonisio Doglioni (1415), in Italia medievale e umanistica, 39 (1996), passim.
4) P. Pellegrini, I primi libri di Gianpietro da Ussòlo (1448), in Quaderni per la storia dell'Università di Padova, 35 (2002); A. Mario, Il lascito del vescovo L. Lollino (1596-1625) al capitolo della cattedrale di Belluno, tesi di laurea, Università degli Studi di Udine, a.a. 1988-1989, 42 n. 2.
5) P. Canart, Les Vaticani Graeci 1478-1962. Noes et documents pour l'histoire d'un fonds de manuscrits de la Bibliothèque Vaticane, Città del Vaticano 1979, 42-60 e 204-211; L. Alpago Novello, La vita e le opere di Luigi Lollino vescovo di Belluno (1596-1625), in Archivio Veneto, 15 (1934), 210. Ad oggi non è dato sapere con precisione la consistenza della biblioteca del Lollino (che doveva contare ca. 1500 volumi tra manoscritti e stampe), se non per la parte greca. In tal senso sarebbe utile un'edizione dell'inventario compilato, probabilmente nel 1625, dal familiaris del Lollino, Donato Bernardi, e oggi conservato presso l'Archivio Vescovile e, in copia, presso la stessa Lolliniana (Mario, Lascito, 92 e n. 1).
6) Zanetti, Biblioteche, 247.
7) Mario, Lascito, 43 e n. 4.
8) La citazione del testamento è tratta da Alpago Novello, Luigi Lollino, 210.
9) Mario, Lascito, 44.
10)L. Doglioni, Catalogus manuscriptorum codicum Lollinianae Bellunensis Bibliothecae, in Angelo Calogerà, Nuova raccolta di opuscoli scientifici, IV, Venezia, Occhi, 1758, 145-170.
11) Mario, Lascito, 50 e n. 29 (che cita dal documento conservato a Belluno, Archivio Capitolare, Atti capitolari, vol. 58, f. 29v, seduta del 18 maggio 1811).
12) Zanetti, Biblioteche, 255.
13) Mario, Lascito, 55-56.
14) F. Pellegrini, Belluno. Biblioteca Lolliniana, in G. Mazzatinti, Vicenza. Como. Cagli. Nicosia. Lodi. Belluno. Rimini. Fonte Colombo (Rieti). Perugia. Volterra. Gubbio, Forlì, Bordandini, 1892 (Inventari dei manoscritti delle Biblioteche d'Italia, 2), 118-128.
15) Mario, Lascito, 57-69.

Indirizzo

Via S. Pietro 19
presso Seminario Gregoriano 32100 Belluno

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