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Biblioteca dei padri Redentoristi - Venezia

Biblioteca dei padri Redentoristi - Venezia

Biblioteca dei padri Redentoristi - Venezia

Presentazione

Dalla fine del XVII secolo alla caduta della Repubblica, la Biblioteca dei Filippini della Congregazione dell'Oratorio di Santa Maria della Consolazione, dal 1912 passata alla cura della Congregazione dei Redentoristi, fu uno dei centri culturali più importanti di Venezia. La sua storia si evolvette non soltanto attraverso gli ordinari modelli di formazione e incremento dei fondi librari religiosi, ma si arricchì delle peculiarità dell'attività pastorale oratoriana; e così, accanto al fondo di libri a stampa, vi si depositarono centinaia di manoscritti musicali e libretti degli oratori che si rappresentavano nella chiesa. Ma la biblioteca rifletté anche il dramma delle librerie religiose nel periodo della caduta della Repubblica e delle soppressioni di case e congregazioni religiose: e, paradossalmente, ne uscì arricchita di un fondo di manoscritti medievali di eccezionale importanza. A partire dal 1662, la Congregazione dell'Oratorio Venezia, insediatasi nell'antica chiesetta di Santa Maria della Consolazione (detta della "Fava"), iniziò anche a Venezia a dedicarsi a mansioni spirituali e di formazione cristiana attraverso la promozione e lo sviluppo delle attività musicali. Nel 1715 s'inaugurò il nuovo edificio della chiesa, e in seguito si procedette all'edificazione dell'oratorio per l'educazione religiosa dei giovani, costituito da una cappella e da una biblioteca destinata a conservare, oltre ai volumi a stampa, le partiture musicali e i libretti delle rappresentazioni. I bibliotecari, tra i quali Francesco Giugali (†1679), primo custode della libreria, Giovanni Battista Baronio (†1755), che lasciò alla biblioteca la propria raccolta di manoscritti e libri a stampa, Domenico Sonzogno (†1741), il celebre Andrea Galland (1709-1779) autore della Bibliotheca graeco-latina veterum patrum (1765-1781) in 14 volumi, e Giovanni Battista Biasutti (†1851), raccolsero opere di carattere prevalentemente teologico, patristico, storico e scientifico, che col tempo vennero affiancate da un'importante raccolta di materiale di carattere musicale, manoscritto e a stampa; alla fine del Settecento il catalogo della biblioteca contava più di 6000 volumi.
In seguito alla soppressione della Congregazione avvenuta nel 1810 con decreto napoleonico, furono alienati circa 1000 volumi a stampa. Il resto venne messo all'asta il 30 gennaio 1812 e acquistato dallo stesso bibliotecario della Congregazione, Giovanni Battista Biasiutti, che riuscì così a ricostituire parzialmente la biblioteca. Contemporaneamente, i locali della biblioteca venivano utilizzati, fra il 1810 e il 1812, come deposito per i volumi provenienti dall'ex convento domenicano dei SS. Giovanni e Paolo, già requisito e destinato a uso militare. In quell'occasione venne acquisita dalla biblioteca la raccolta di 59 manoscritti medievali. Il 15 settembre 1812 anche il fondo di stampati di “scarto” appartenuti a SS. Giovanni e Paolo fu acquistato all'asta, sempre dal Biasiutti, ed entrò a far parte della biblioteca alla Fava.
Nel 1912 la chiesa e l'oratorio furono affidati ai Padri Redentoristi, che continuano ad incrementare il patrimonio della biblioteca, occupandosi, con sensibilità ed attenzione, del mantenimento dei saloni monumentali, che presentano ancora gli affreschi originali ai soffitti e il sobrio, ma autentico, arredo ligneo.

Manoscritti medievali

Studiato e compiutamente descritto da Riccardo Quinto, il fondo medievale manoscritto comprende 70 codici di contenuto filosofico e teologico, in latino e volgare, tra cui due pergamene del XIII secolo; di essi, 59 provengono dall'antica biblioteca del convento domenicano dei SS. Giovanni e Paolo.
Il fondo si distingue per il pregio assoluto di alcuni dei suoi codici; alcuni di essi tramandano infatti dei testi ad oggi unici, come Expositio oeconomiae Aristotelis di Bartolomeo da Varignana, commento agli Oeconomica dello Pseudo-Aristotele (cod. 3); il Prologus generalitatum di Stephanus Langton (cod. 43); l'abbreviazione di Giovanni di Palomar al commento di Alberto di Sassonia sull'Ethica (cod. 45); la Tabula di Leonardo da Felizano sulla Summa de uitiis et uirtutibus di Guglielmo Peraldo (cod. 47). Inoltre, sono qui conservate le uniche attestazioni di raccolte di sermoni di autori dell'Ordine dei Predicatori, quali i Sermones quadragesimales di Bartolomeo da Ferrara (cod. 23); i Sermones di Benedetto da Orvieto (cod. 27); il Tractatus dotium corporis et animae di Giacomo da Benevento (cod. 51).
Il catalogo a stampa di Riccardo Quinto (vedi sotto alla voce Strumenti), completamente digitalizzato e consultabile online, si articola in quattro distinte sezioni; le prime tre sono divenute parte integrante della descrizione dei codici in NBM, i dati minimi di recupero dal catalogo a stampa sono in tal modo integrati dalla descrizione completa di ciascun codice:
1) la prima parte è dedicata alla descrizione codicologica di 70 codici medievali, 59 dei quali già SS. Giovanni e Paolo, identificati nel catalogo settecentesco di D.M. Berardelli, più altri 11 fra manoscritti e frammenti.
2) la seconda comprende il catalogo analitico delle raccolte di sermoni medievali, costituenti parte consistente del contenuto dei manoscritti.
3) la terza comprende i repertori: le tabelle di concordanza tra i codici della Biblioteca dei Redentoristi e i numeri del Catalogo Berardelli; una serie di tabelle che individuano tutti i codici dell'antica biblioteca di SS. Giovanni e Paolo oggi ritrovati, sia quelli entrati nella Biblioteca Nazionale Marciana, sia quelli oggi nella Biblioteca dei Redentoristi, sia quelli reperiti in altre biblioteche.

I codici medievali liturgici

Oltre ai i codici medievali descritti nel catalogo Quinto, sono da menzionare quattro inestimabili codici liturgici con notazione musicale. Un antico miscellaneo, membranaceo, di provenienza incerta, contiene fra l'altro due drammi liturgici del XIV secolo, attestati unicamente in questo codice, utilizzato per le celebrazioni del Pianto della Madonna il Venerdì Santo e della Visita delle Marie al Sepolcro la mattina della Domenica di Pasqua (cod. 71). Vanno infine ricordati i tre importanti corali membranacei, in folio e riccamente miniati, del primo quarto del XIV secolo, realizzati dalla bottega di Neri da Rimini (codd. 72, 73, 74). I codici medievali liturgici, completamente digitalizzati, sono consultabili in rete.

Il fondo manoscritto musicale

Il fondo manoscritto musicale comprende 764 partiture originali manoscritte provenienti dal fondo della Congregazione dell'Oratorio, relative a oratori e rappresentazioni sacre che venivano eseguite nella cappella e nell'oratorio della chiesa, e trae origine dall'intensa attività musicale della Congregazione dei Filippini; sino a tutto il Settecento la Congregazione fu uno dei più importanti centri di diffusione della musica sacra a Venezia. L'importanza del Fondo per la storia musicale e veneta, ne ha fatto oggetto di interesse da parte della Regione del Veneto, che ne ha sostenuto finanziariamente la completa digitalizzazione, ora online.
L'intero fondo musicale è accessibile anche dal portale Europeana, la biblioteca digitale europea.
Il catalogo, a cura di C. Bacchi, è stato pubblicato in volume (vedi sotto alla voce Strumenti).

Il fondo antico a stampa

Il fondo antico a stampa comprende circa 8000 volumi stampati fino al 1830 (tra cui numerosi incunaboli e edizioni del XVI secolo) distribuiti secondo diversi soggetti: patrologia latina e greca, teologia morale e dogmatica, apologetica, Sacre Scritture, filosofia, diritto canonico, storia ecclesiastica, ma anche letteratura e storia civile. La raccolta a stampa dell'Oratorio San Filippo Neri di Venezia fu sempre ritenuta di estrema importanza nel corso dei secoli dalle autorità ecclesiastiche. Significativo, tra i documenti concernenti la biblioteca, il decreto emesso il 3 febbraio 1739 da papa Clemente XII, «Cum sicut dilecti», che concedeva ai Filippini il permesso di conservare in biblioteca, separati dagli altri e sotto chiave, libri proibiti, molti dei quali ancora oggi presenti e recanti le note dei censori. Esiste un catalogo parziale del fondo (circa 6.500 record). È tuttora in corso la catalogazione in SBN dei volumi non ancora catalogati, con il sostegno finanziario della Regione del Veneto.

Il fondo libretti

Il Fondo libretti comprende 42 libretti (in numerose copie) recanti il testo, cantato o recitato, negli oratori sacri rappresentati all'Oratorio della Fava tra i secoli XVII e XVIII. I libretti riportano al frontespizio la sede dell'esecuzione: «componimento sagro per musica da cantarsi nell'Oratorio dei R.R. P.P. della Congregazione dell'Oratorio di S. Filippo Neri di Venezia». I libretti sono completamente digitalizzati e consultabili in rete, anche dal portale Europeana.

Fondi catalogati in NBM

Sono catalogati in NBM tutti i 70 manoscritti medievali, di cui 33 compositi, per un totale di 103 unità codicologiche.

Strumenti

C. Bacchi, Il fondo musicale della chiesa S. Maria della Consolazione di Venezia, Venezia 2002.
R. Quinto, Manoscritti medievali nella Biblioteca dei Redentoristi di Venezia (S. Maria della Consolazione, detta della Fava), Padova [2006], (consulta online).

Bibliografia

F. Corner, Notizie storiche delle chiese e monasteri di Venezia e di Torcello, In Padova, Nella stamperia del Seminario, appresso Giovanni Manfrè, 1758, 89-92.
De privilegiis Congregationis Oratorii Venetiarum, Typis F.A. Perini, Venetiis 1854.
S. Pelusi, La biblioteca dei Redentoristi di S. Maria della Consolazione in Venezia, in ABEI. Bollettino di informazione, 12 (2003) 3, 27-32.
S. Pelusi, Dall'oratorio di San Filippo Neri ai Redentoristi. La Biblioteca di Santa Maria della Consolazione di Venezia, in Spicilegium Historicum C.SS.R., 55 (2007), 163-181.

Indirizzo

Biblioteca dei Redentoristi
Castello 5503, 30122 Venezia
Tel. 041 5224601
Fax 041 2771660

Referenti

Direttore p. Franco Desideri C.SS.R.
redentoristi.venezia @ alice.it

Informazioni bibliografiche

Simonetta Pelusi
info @ biblioncentrostudi.it

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